Un video svela la verità sulla tragedia dell'Aconcagua e sulla morte della guida argentina Federico Campanini

Di GIANCARLO COSTA ,

Ricordate la tragedia avvenuta sull'Aconcagua, la vetta più
alta del Sudamerica, un vulcano di 6962 metri d'altezza, con tre alpinisti
italiani sopravvissuti e 2 morti, Elena Senin, di Ivrea residente a Milano e la
guida argentina Federico Campanini che accompagnava il gruppo? Tragedia nella
tragedia, sta venendo a galla la verità sulla fine di Federico Campanini.

Le immagini, diffuse dalla televisione argentina e riprese
ieri sera in Italia dal Tg1, e da diversi siti internet che si occupano di
montagna,  sono state consegnate alla
stampa dal padre di Campanini, che, ha chiesto l'apertura di un'inchiesta sul
caso. Campanini, infatti, viene letteralmente abbandonato dai soccorsi, poche ore
prima di morire solo sul ghiacciaio dei Polacchi di freddo e stenti.

Le autorità argentine avevano dichiarato che al loro arrivo
sul ghiacciaio "Campanini era già morto, e per questo si era data priorità
agli alpinisti che avevano più possibilità di sopravvivere". Il video,
diffuso su Youtube che alleghiamo nel nostro sito, dimostra però l'esatto
contrario. Campanini non era morto di ipotermia durante la notte, ma era ancora
vivo al sopraggiungere dei soccorsi.

I cinque uomini del soccorso guardano per un po' Campanini, che
invece si muove. Lo tirano, lo incitano a muoversi. Lui ha a malapena la forza
di gattonare qualche metro, trascinato con una corda, prima di accasciarsi a
terra. Non c'è nessun tentativo di improvvisare una barella d'emergenza, di unire le forze
di cinque uomini per trasportarne uno solo, sfinito verso la salvezza, a valle.

Lo filmano mentre muore, tutto lì.

Agghiacciante, capisco che il soccorritore deve prima di
tutto pensare alla sua incolumità, ma allora che senso ha avuto andare a quella
quota, trovarlo vivo e abbandonarlo al suo destino?

Pensate allo scherpa che la scorsa estate sul K2, durante la
tragedia in cui persero la vita 11 alpinisti e Marco Confortola ritornò vivo
per miracolo e per l'aiuto degli sherpa stessi, per salvare un alpinista francese
della spedizioni, ritornò sulla montagna, lo portò verso valle e perse la vita
in discesa.

Due facce della stessa medaglia, di un alpinismo di cui
spesso non viene raccontata la vera storia.

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa



Può interessarti